Nelle dinamiche che la celiachia purtroppo mette in atto si può riscontrare un diretto rapporto con la carenza di ferro che è un classico sintomo di presentazione della celiachia; il che significa un mancato assorbimento del ferro a livello duodenale.
In realtà all’instaurazione della dieta priva di glutine, una volta che la diagnosi di malattia celiaca è stata accertata, la stragrande maggioranza dei celiaci raggiunge una normalizzare dei livelli ematici di ferro entro 3 /6 mesi. Ciononostante rimane comunque una percentuale intorno al 10-20% di celiaci che ancora mostra bassi livelli di ferro nel sangue, nonostante un regime alimentare di dieta aglutinata stretta.
Sicuramente una delle spiegazioni possibili è che i prodotti dieto-terapeutici in pratica non contengono ferro e se la dieta del celiaco non è opportunamente bilanciata con l’introduzione della quantità giusta di tale minerale con un appropriato consumo di carne e verdure, ciò che può risultare è un apporto deficitario di ferro nel nostro organismo.
Sorge poi un successivo problema su questa ipotesi che riesce a spiegare solo in parte la persistenza dei bassi valori di ferro nei celiaci a dieta aglutinata stretta. Potrebbero entrare in gioco altre dinamiche non completamente chiare al momento.
Allo stesso tempo è chiaro che tali valori di ferro (e ferritina) così bassi, dopo necessaria verifica della dieta aglutinata del paziente, richiedono una terapia con somministrazione di ferro per via orale che però può essere scarsamente tollerata, provocando nausea e disturbi intestinali.
Concludendo, prima di ricorrere alla somministrazione di ferro per via venosa come ultima chance, è sempre doveroso cercare di individuare il preparato a base di ferro per somministrazione orale che, a seconda della variabilità individuale propria di tutti i pazienti e non solo dei celiaci, sia ben tollerato e possa essere assunto con regolarità. Naturalmente il tutto sempre seguendole istruzioni del medico o del farmacista, prima di intraprendere qualsiasi tipologia di cura.